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Per Vincenzo Cascone la pittura è uno strumento di indagine sulla natura instabile dell’esperienza.

Attraverso una figurazione stratificata e atmosferica, l’artista esplora la relazione tra memoria, percezione e costruzione dell’identità, dando forma a spazi liminali in cui temporalità differenti e dimensioni psichiche convivono all’interno della stessa immagine.

La superficie pittorica diventa un campo di attraversamenti e sovrapposizioni, dove figure, paesaggi e frammenti narrativi emergono e si dissolvono continuamente. L’immagine si costruisce per stratificazioni, discontinuità e slittamenti percettivi che mettono in discussione la stabilità dello spazio, la linearità del tempo e l’idea stessa di una visione unitaria del reale.

Le opere non raccontano storie compiute, ma configurano situazioni aperte, sospese tra presenza e assenza, prossimità e distanza, memoria e esperienza.

In questo spazio instabile il disorientamento si configura come una possibilità conoscitiva: un modo per attraversare la complessità del reale e confrontarsi con la pluralità delle prospettive che lo abitano.